
di Beatrice Curci
Un’auto scompare dietro un camion, una bici passa dietro una siepe, un volto viene coperto per un istante: eppure continuiamo a “vedere”. Non è un’illusione, ma una straordinaria capacità del cervello umano che ora ha trovato una spiegazione scientifica. Uno studio, pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology e condotto dall’Istituto di neuroscienze del Consiglio nazionale delle ricerche insieme all’Università di Firenze, la cui prima autrice è la dottoressa Hazal Sertakan, ha individuato un meccanismo chiave della percezione visiva: una forma di memoria che consente di mantenere attiva l’immagine degli oggetti anche quando spariscono temporaneamente dalla nostra vista.
Nella vita quotidiana questa abilità è continua e automatica. Nonostante le interruzioni visive, la percezione resta stabile e coerente, permettendoci di riconoscere ciò che ci circonda senza sforzo. Ma fino a oggi non era chiaro se il cervello conservasse davvero una traccia degli oggetti nascosti o se si limitasse a ignorare brevi assenze. Per rispondere, i ricercatori hanno osservato cosa accade quando un oggetto colorato in movimento scompare dietro un ostacolo per oltre un secondo. Il risultato è sorprendente: anche mentre è invisibile, l’oggetto continua a influenzare la percezione del colore lungo la sua traiettoria. Segno evidente che il cervello ne mantiene una rappresentazione attiva. “Parte di quello che vediamo non proviene direttamente dai sensi, ma è costruito internamente”, ha spiegato il professor David Burr dell’Università di Firenze”.
Il cervello, infatti, non si limita a registrare: anticipa. Se un oggetto segue un percorso regolare, può prevedere dove riapparirà. Secondo il ricercatore del Cnr, Guido Marco Cicchini, il sistema visivo crea in modo quasi istantaneo immagini ad alta definizione che persistono per oltre un secondo. Un processo precoce e fondamentale, da cui dipendono altre funzioni, come la percezione del colore. Per gli scienziati comprendere questi meccanismi non significa solo svelare il funzionamento del cervello umano, ma aprire anche nuove prospettive per delle tecnologie di visione artificiale più avanzate e sicure.
Perché, a quanto pare, vedere non basta: è il cervello a completare la realtà.
