Il Paese più digitale d'Europa torna a carta e penna

Il Paese più digitale d'Europa torna a carta e penna

La Svezia fa marcia indietro sulla digitalizzazione scolastica totale per riportare carta, penna e libri di testo nelle classi. Supportata da dati e neuroscienze, la scelta risponde al calo delle competenze di lettura e dimostra che la scrittura manuale e la stampa favoriscono concentrazione, memoria e apprendimento profondo. Non si tratta di un rifiuto della tecnologia, ma della ricerca di un equilibrio in cui il digitale resta uno strumento integrativo e non il fondamento dell'istruzione.

La Svezia fa marcia indietro sulla digitalizzazione scolastica totale per riportare carta, penna e libri di testo nelle classi. Supportata da dati e neuroscienze, la scelta risponde al calo delle competenze di lettura e dimostra che la scrittura manuale e la stampa favoriscono concentrazione, memoria e apprendimento profondo. Non si tratta di un rifiuto della tecnologia, ma della ricerca di un equilibrio in cui il digitale resta uno strumento integrativo e non il fondamento dell'istruzione.

La lezione arriva dalla Svezia, la Nazione per anni considerata laboratorio del futuro. Tablet distribuiti fin dalla scuola primaria, libri sostituiti dagli schermi, digitalizzazione elevata a simbolo di modernità. Molti sistemi scolastici europei hanno guardato a Stoccolma come a un modello da seguire. Oggi, però, è proprio la Svezia a sorprendere tutti. Il governo ha deciso di riportare carta, penna e libri di testo al centro dell'apprendimento, investendo oltre 685 milioni di corone svedesi (circa 60 milioni di euro) nell'acquisto di libri cartacei per le scuole e limitando l'uso degli schermi nei primi anni di istruzione.

Non è una scelta dettata dalla nostalgia. È il risultato di una riflessione supportata da dati, ricerche neuroscientifiche e risultati scolastici che hanno evidenziato come la digitalizzazione, se utilizzata senza equilibrio, possa ostacolare alcuni processi fondamentali dell'apprendimento.

Quando i risultati iniziano a peggiorare: dal digitale totale al ritorno dei libri

Una svolta che nasce anche dall'osservazione di un fenomeno concreto, secondo l'indagine internazionale PIRLS 2021, che valuta la comprensione della lettura degli alunni di quarta elementare in oltre 60 Paesi, la Svezia ha registrato un calo rispetto alle precedenti rilevazioni, pur mantenendosi sopra la media internazionale. Parallelamente, anche i test PISA 2022 dell'OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) hanno mostrato una diminuzione delle competenze in lettura, matematica e scienze rispetto ai risultati ottenuti un decennio prima.

Un fenomeno che ha spinto il Governo svedese a interrogarsi sul ruolo che l'eccessiva esposizione agli strumenti digitali può avere nei primi anni della formazione. Anche perché per i neuroscienziati i bambini devono prima imparare a leggere, scrivere e comprendere testi complessi e solo successivamente il digitale può diventare uno strumento didattico efficace.

Scrivere a mano significa imparare di più e le neuroscienze dimostrano bene perché.

Quando un bambino scrive a mano, il cervello – spiega la neuroricercatrice Francesca Romana Pezzella, responsabile del servizio di Neurologia dell'Ospedale Santa Maria Goretti di Latina – non si limita a registrare delle lettere. Deve coordinare vista, movimento, linguaggio, memoria e attenzione in un'unica attività. Questo coinvolgimento simultaneo attiva reti neurali molto più estese rispetto alla semplice digitazione”.

Uno studio pubblicato nel 2024 sulla rivista Frontiers in Psychology, utilizzando l'elettroencefalografia (EEG), ha mostrato che durante la scrittura manuale si attivano connessioni cerebrali significativamente più ricche rispetto alla digitazione su tastiera. Secondo i ricercatori, proprio questa maggiore attività neuronale favorisce la formazione della memoria e l'apprendimento.

Anche gli studi della psicologa americana Virginia Berninger, dell'Università di Washington, mostrano che gli studenti che prendono appunti a mano producono testi più ricchi, ricordano meglio le informazioni e sviluppano una comprensione più profonda dei contenuti. Il cervello, infatti, non legge allo stesso modo su carta e su schermo perché la modalità di lettura cambia secondo il mezzo che utilizziamo.

Una vasta meta-analisi pubblicata sulla rivista Educational Research Review, che ha analizzato decine di studi internazionali, conclude che la comprensione dei testi lunghi e complessi risulta mediamente migliore quando vengono letti su carta piuttosto che su uno schermo.

Il motivo è legato al funzionamento del cervello. “La carta favorisce una lettura lenta, lineare e riflessiva. Invece lo schermo – sottolinea la dottoressa Pezzella – induce più facilmente una modalità di consultazione veloce, fatta di salti visivi, scansione rapida delle informazioni e maggiore probabilità di distrazione. Non è un limite della tecnologia: è una diversa modalità cognitiva”.

Per consultare rapidamente delle informazioni il digitale è spesso superiore. Ma per comprendere, memorizzare e costruire conoscenza profonda, è la carta invece che continua a offrire i vantaggi più significativi. Nel rapporto PISA gli analisti hanno osservato infatti che gli studenti che utilizzano dispositivi digitali in modo moderato a scuola ottengono risultati generalmente migliori rispetto a quelli che li usano molto più frequentemente. L'uso intensivo delle tecnologie durante le lezioni non si traduce automaticamente in un miglioramento dell'apprendimento. Anzi, oltre una certa soglia, le ricerce scientifiche dimostrano che i benefici tendono a diminuire e, in alcuni casi, si hanno risultati peggiori. Non è quindi la presenza della tecnologia a fare la differenza, ma il modo in cui viene utilizzata.

Il cervello un sistema a risorse limitate

Attenzione e concentrazione sono ancora la risorsa più preziosa del nostro cervello e le neuroscienze parlano infatti sempre più spesso di "economia dell'attenzione" che studia come il cervello umano gestisce la sua risorsa più limitata (il focus mentale) di fronte al sovraccarico informativo. In tal senso vengono analizzati i circuiti neurali che i media e le piattaforme digitali sfruttano per catturare la nostra mente. Questo perché cervello è un sistema a risorse limitate

Ogni notifica, ogni cambio di schermata, ogni stimolo digitale richiede al cervello un costo cognitivo. Passare continuamente da un'informazione all'altra riduce la capacità di mantenere la concentrazione su compiti complessi.

Secondo numerosi studi di psicologia cognitiva, il cosiddetto task switching o alternanza di compiti, aumenta il carico mentale, rallenta l'apprendimento e peggiora la memorizzazione. La scuola, invece, richiede l'esatto contrario: concentrazione prolungata, lettura approfondita, riflessione e capacità di organizzare il pensiero. Carta e penna, da questo punto di vista, rappresentano un ambiente cognitivo molto meno dispersivo.

Un uso consapevole del digitale

Non è una guerra contro il digitale e considerare scelta della Svezia come una bocciatura della tecnologia è una semplificazione. Computer, tablet e intelligenza artificiale continueranno ad avere un ruolo importante nella scuola e nella quotidianità delle persone. Il punto è però un altro: il digitale deve essere uno strumento, non il fondamento dell'apprendimento. Le competenze digitali restano indispensabili, ma devono poggiare su solide basi linguistiche, logiche e cognitive costruite attraverso lettura, scrittura manuale e studio.

Sono sempre di più gli esperti che sostengono che l'innovazione non consista nell'eliminare carta e penna, ma nel trovare un equilibrio tra strumenti analogici e digitali. La vera innovazione, oggi, è utilizzare ogni tecnologia quando serve davvero, perché questa non rende automaticamente migliore l'apprendimento.

Il cervello umano continua a funzionare secondo meccanismi affinati in migliaia di anni di evoluzione. Scrivere una parola a mano significa costruire una traccia motoria, linguistica e cognitiva che rafforza la memoria e aumenta la neuroplasticità. 

Sfogliare un libro significa seguire un filo continuo, senza essere costantemente interrotti da stimoli esterni e quindi sottoposti a disattenzione e distrazione che no giovano al cervello. Scelte come quelle della Svezia stanno ricordando al mondo che il progresso non consiste nell'abbandonare ciò che funziona, ma nell'usare ogni strumento nel modo più intelligente possibile. E, almeno nei primi anni di scuola, carta, penna e libri restano degli alleati preziosi dello sviluppo del cervello.

di Beatrice Curci

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