Usate l’IA ogni giorno? Il rischio è la resa cognitiva della riflessione

Usate l’IA ogni giorno? Il rischio è la resa cognitiva della riflessione

Delegare ogni ricerca ed elaborazione all'IA rischia di atrofizzare la nostra "resa cognitiva", riducendo la capacità di passare dal pensiero impulsivo a quello analitico. La ricerca della Wharton School avverte: senza punti di attrito deliberati nel design tecnologico, rischiamo di trasformarci da piloti riflessivi a passeggeri passivi, diventando più vulnerabili a bias e manipolazioni.

Delegare ogni ricerca ed elaborazione all'IA rischia di atrofizzare la nostra "resa cognitiva", riducendo la capacità di passare dal pensiero impulsivo a quello analitico. La ricerca della Wharton School avverte: senza punti di attrito deliberati nel design tecnologico, rischiamo di trasformarci da piloti riflessivi a passeggeri passivi, diventando più vulnerabili a bias e manipolazioni.

Usate l’IA ogni giorno? Il rischio è la resa cognitiva della riflessione, é quanto assicurano i ricercatori della wharton school dell’università della pennsylvania.

Se l’IA è entrata nella vostra vita quotidiana, se la usate per lavoro e tempo libero e gli fate fare tutti i compiti di ricerca ed elaborazione che una volta facevate voi allora rischiate quella che i ricercatori della

Wharton School della Università della Pennsylvania hanno classificato come resa cognitiva.

La Cognitive Reflectedness è un concetto approfondito dai ricercatori Steven Shaw e Gideon Nave che esplora il legame tra le nostre capacità biologiche e il modo in cui prendiamo decisioni. 

La resa cognitiva, dicono i ricercatori, è la misura della nostra efficienza nel passare dal "Sistema 1" (veloce, intuitivo, impulsivo) al "Sistema 2" (lento, analitico, razionale), supportata dalla nostra struttura neurale.

In sostanza, non si tratta solo di quanto sei intelligente in senso astratto, ma di quanto la tua struttura cerebrale ti permetta di fermarti a riflettere invece di agire d'impulso. Questo rapportato all’uso tutoriale e sostitutivo dell’IA complica ancora di più le cose perché l’IA si comporta come "potenziatore" o, paradossalmente, come "inibitore" della nostra capacità di riflessione.

Favorisce la riduzione del carico (svolge calcoli e analisi logiche che solitamente stancano il nostro cervello); segnala quando prendiamo decisioni solo intuitive e induce alla pigrizia cognitiva. ”Se la resa cognitiva dipende dalla nostra tendenza a riflettere - dicono i ricercatori - l'uso eccessivo dell'IA potrebbe atrofizzare questa capacità inducendo ad una accettazione passiva e senza verifica (chi ha una bassa resa cognitiva naturale tende a fidarsi della prima risposta che riceve), stimolando il cosiddetto effetto navigatore proprio come un Gps”. Inoltre un nostro basso livello cognitivo potrebbe essere alimentato da un’IA che si adatta a noi: ”l'IA del futuro potrebbe adattarsi alla nostra resa cognitiva”. Il modello dovrebbe invece consentire

una IA che, se rileva che un utente sta agendo in modo impulsivo, potrebbe introdurre dei punti di attrito deliberati, obbligando l'utente a rileggere o confermare prima di procedere. Ma il rischio che, per chi ha una struttura cerebrale meno incline alla riflessione profonda, l'IA fornisca ” visualizzazioni semplificate ” esiste. In sostanza, il successo del rapporto con l’IA dipenderà dalla nostra volontà di rimanere piloti riflessivi e non passeggeri passivi. In caso contrario rischiamo di mettere in pericolo alcune delle nostre facoltà più importanti. il monitoraggio del conflitto, la memoria di lavoro, i fattori cognitivi di inibizione

comportamentale e la flessibilità cognitiva. Secondo la ricerca della Wharton School, il rischio è perdere ”la capacità strutturare di riflettere: il nostro hardware neurale potrebbe diventare meno efficiente nel distinguere la verità dell’apparenza rendendoci più vulnerabili a bias e manipolazioni”.

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