19 feb 2026

Quando il font di un testo migliora l’apprendimento e incide sulla memoria

Quando il font di un testo migliora l’apprendimento e incide sulla memoria

Quando il font di un testo migliora l’apprendimento e incide sulla memoria

I font meno leggibili migliorano la memoria stimolando un'elaborazione cognitiva più profonda. Il moderato attrito visivo trasforma così lo sforzo di decifrazione in un apprendimento duraturo.

I font meno leggibili migliorano la memoria stimolando un'elaborazione cognitiva più profonda. Il moderato attrito visivo trasforma così lo sforzo di decifrazione in un apprendimento duraturo.

I font meno leggibili migliorano la memoria stimolando un'elaborazione cognitiva più profonda. Il moderato attrito visivo trasforma così lo sforzo di decifrazione in un apprendimento duraturo.

di Beatrice Curci

 

Una mattina qualunque, in un’aula universitaria, due gruppi di studenti ricevono lo stesso identico test. Stesse domande, stesso tempo, stesso argomento. C’è però una differenza invisibile ai più: il carattere tipografico. Il primo gruppo legge un font pulito, ordinato, familiare. Il secondo strizza gli occhi davanti a un testo leggermente più difficile da decifrare. Fastidioso? Abbastanza. Eppure, settimane dopo, chi ricorda meglio quel testo? Proprio loro: gli studenti “messi in difficoltà” dal carattere meno leggibile.

È il paradosso messo in luce da uno studio condotto all’Università Princeton, che ha esplorato un’idea tanto semplice quanto controintuitiva: una piccola difficoltà percettiva può migliorare l’apprendimento, perché lo sforzo cognitivo richiesto per decifrare il testo attiva un’elaborazione più profonda.

I ricercatori hanno parlato di “desirable difficulties” (difficoltà desiderabili), ossialievi ostacoli che costringono il cervello a lavorare di più producendo tracce di memoria più solide. 

L’ esperimento che è stato presentato agli studenti riguardava dei materiali di studio identici nel contenuto, ma diversi nella forma grafica. Alcuni testi erano stampati con font standard chiari e molto leggibili tipo Arial, altri con caratteri meno comuni e leggermente più complessi come il Comic Sans in corsivo. La comprensione immediata risultava simile tra i gruppi, ma quando si passava alla verifica a distanza di tempo, anche solo dopo 15 minuti, emergeva una differenza significativa: chi aveva studiato con il font meno leggibile ricordava di più con risultati migliori nei test di memoria a lungo termine del 14%.

Perché questo accade? Il nostro cervello ama di più la “fluidità cognitiva”, quando qualcosa è facile da leggere o capire questa ci dà una sensazione di padronanza. Ma questa sensazione può essere decisamente ingannevole. La facilità percettiva riduce lo sforzo mentale e può favorire una codifica superficiale delle informazioni. 

Al contrario, un testo che richiede un piccolo sforzo aggiuntivo attiva processi cognitivi più profondi: maggiore attenzione, elaborazione più accurata, integrazione con conoscenze pregresse. In altre parole, l’inciampo visivo diventa un allenamento.La "disfluenza" (difficoltà di lettura), infatti, forza il cervello a passare da un’elaborazione automatica e superficiale a una cognitiva più lenta, attiva e attenta.

Non si tratta di rendere i materiali illeggibili o frustranti. La chiave è nell’equilibrio: una difficoltà moderata stimola, una eccessiva blocca. È lo stesso principio che guida molte strategie didattiche efficaci, come l’alternanza degli argomenti, il recupero attivo delle informazioni o i test frequenti. Tutte tecniche che introducono uno sforzo produttivo.

Le implicazioni sono rilevanti per insegnanti, studenti e progettisti di contenuti digitali. In un’epoca dominata dall’ossessione per l’esperienza “user-friendly”, questo studio invita a riconsiderare l’idea che più facile sia sempre meglio. Forse, nella formazione, un po’ di attrito è salutare. Un suggerimento sul fatto che, anziché puntare sempre alla massima leggibilità, si potrebbe migliorare l'apprendimento scolastico o lavorativo cambiando i font dei materiali didattici o delle presentazioni con caratteri più "faticosi". Senza, tuttavia, rendere il testo troppo difficile, altrimenti ci si arrende e la memoria non ne trae beneficio. 

Questo studio ha anche contribuito a ispirare la creazione del font Sans Forgetica, appositamente progettato con un'interruzione nella grafia per applicare infatti questo principio e facilitare la memorizzazione.

La prossima volta, quindi, che ci si trova davanti a un testo leggermente più ostico, è il caso di resistere alla tentazione di cambiare subito font. Potrebbe essere proprio quella piccola fatica a trasformare una lettura passeggera in un ricordo duraturo. Perché imparare non è mai stato un percorso completamente liscio. E forse… è proprio questo il punto.

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