4 feb 2026
La perdita di memoria e il declino cognitivo rappresentano due fenomeni di grande rilevanza per la salute pubblica, soprattutto in contesti di invecchiamento demografico, come sta accadendo in Italia. La memoria non è un’abilità isolata, ma il risultato di processi neurali complessi che integrano attenzione, velocità di elaborazione, funzioni esecutive e conoscenze pregresse. Con l’avanzare dell’età, è documentato un declino della memoria di lavoro e della velocità di processamento, che può tradursi in difficoltà nella gestione delle informazioni quotidiane e nella riduzione dell’autonomia personale. Questo fenomeno non è inevitabile, ma può essere influenzato da fattori ambientali e comportamentali che modulano la riserva cognitiva, ovvero la capacità del cervello di resistere alle alterazioni neurodegenerative.
Il concetto di povertà cognitiva descrive condizioni in cui stimoli mentali insufficienti portano a una limitata complessità delle connessioni neurali. La povertà cognitiva può derivare da scarso livello di istruzione, isolamento sociale o mancanza di stimoli intellettivi ripetuti nel tempo. Diversi studi longitudinali (metodo di ricerca che osserva gli stessi soggetti o campioni ripetutamente nel corso di un lungo periodo, da mesi a decenni, per analizzare cambiamenti, evoluzioni e relazioni causa-effetto) suggeriscono che una vita cognitivamente inattiva è associata a un più rapido declino delle funzioni cognitive, comprese memoria e ragionamento.
Una delle strategie di intervento più studiate è l’abitudine alla lettura. Un importante studio longitudinale, pubblicato nel 2021 sulla rivista scientifica International Psychogeriatrics, condotto su quasi 2000 adulti di Taiwan, con età pari o superiore a 60 anni, ha mostrato che una frequenza di lettura settimanale elevata è associata a un rischio significativamente ridotto di declino cognitivo, pari a circa il 46% in meno, a distanza di 6, 10 e 14 anni di follow-up, indipendentemente dal livello di istruzione iniziale. Questo indica che l’impegno in attività mentali complesse come la lettura può esercitare un effetto altamente protettivo sulla salute cognitiva anche in età avanzata.
La lettura richiede infatti l’attivazione simultanea di molteplici processi neurocognitivi: decodifica visiva, comprensione del significato, integrazione di informazioni, memoria di lavoro e linguaggio. Questo coinvolgimento multi-funzionale stimola plasticità neurale e può incrementare la riserva cognitiva, creando una sorta di “scorta” mentale contro l’insorgenza di deficit. Studi anche su popolazioni con basso livello di istruzione indicano che la disponibilità di libri durante l’infanzia e l’adolescenza è correlata a migliori punteggi cognitivi in età avanzata, suggerendo che stimoli cognitivi ripetuti nel corso della vita esercitano un effetto duraturo sul funzionamento mentale.
Queste evidenze sottolineano l’importanza di considerare la lettura non solo come un’attività ricreativa, ma come un intervento preventivo di grande potenziale nella promozione della salute cognitiva. Promuovere l’accesso alla lettura attraverso iniziative educative e sociali può contribuire a ridurre la prevalenza di declino cognitivo e a migliorare la qualità di vita delle popolazioni in rapido invecchiamento.
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