Alessandro Cuomo

Professore Associato di Psichiatria

Alessandro Cuomo
Alessandro Cuomo
Alessandro Cuomo

Nell’era dei social media, perché serve ancora la lettura profonda? Quanto è importante per i giovani mantenere l’abitudine a una lettura profonda. 

Viviamo circondati da notifiche e feed che scorrono senza sosta, ma proprio per questo la lettura profonda è più importante che mai. Leggere un libro in modo concentrato è come fare una lunga corsa mentale: allena l’attenzione sostenuta e la capacità di pensare in modo critico. Al contrario, l’abitudine a consumare solo contenuti lampo sui social è un po’ come nutrirsi solo di snack: può dare una gratificazione veloce, ma non sazia la mente. Diversi neuroscienziati (come Maryanne Wolf) avvertono che, se trascuriamo la lettura intensa, rischiamo di atrofizzare certe capacità cerebrali: la riflessione profonda, l’empatia verso gli altri e persino la creatività di immaginare scenari oltre le informazioni immediate. In pratica, senza un allenamento costante della lettura lunga e complessa, la nostra mente diventa meno abile a concentrarsi e ad elaborare davvero ciò che legge, accontentandosi di scorrere e dimenticare in fretta. I rischi cognitivi nel trascurare la lettura profonda sono concreti. L’attenzione, come un muscolo, si indebolisce se non la usiamo: molti ragazzi oggi trovano difficile leggere qualche pagina senza controllare il telefono, segno che il cervello si abitua alla distrazione continua. Inoltre, senza la lentezza riflessiva di un libro, perdiamo la capacità di approfondire: potremmo accontentarci di titoli e post, sviluppando un pensiero più superficiale e impulsivo. C’è anche un rischio culturale: Ray Bradbury avvertiva profeticamente che “non è necessario bruciare libri per distruggere una cultura. Basta convincere la gente a smettere di leggerli”. In un’epoca in cui tutto è rapido e frammentato, mantenere viva l’abitudine alla lettura profonda è una forma di resistenza e di cura per la nostra mente: ci permette di rallentare, di fare nostre le idee e di sviluppare opinioni fondate, invece di essere trascinati dalla corrente incessante dei contenuti usa-e-getta. 

La lettura può aiutare i giovani a migliorare non solo le capacità cognitive ma anche quelle emotive e relazionali, come empatia, gestione dello stress e capacità di concentrazione? E in che modo? 

Leggere attiva il cervello a 360 gradi, con benefici che vanno oltre l’intelletto e toccano le emozioni. Dal punto di vista cognitivo, la lettura arricchisce il vocabolario e allena la memoria (seguire la trama di un romanzo o ricordare concetti in un saggio è un esercizio costante per il nostro cervello). Inoltre, migliorando la concentrazione, la lettura ci insegna a filtrare le distrazioni: chi si immerge regolarmente in un libro allena la mente a focalizzarsi su un compito per volta, una capacità preziosa anche nello studio e nel lavoro. Persino lo stress ne risente in positivo: studi scientifici hanno osservato che bastano pochi minuti di lettura per rallentare il battito cardiaco e ridurre la tensione muscolare. In effetti, leggere per piacere può ridurre lo stress più efficacemente che ascoltare musica o fare una passeggiata, perché la mente si calma concentrandosi sulla storia e “dimentica” le preoccupazioni esterne. Immagina di aprire un romanzo dopo una giornata difficile: dopo qualche pagina ti ritrovi già altrove, in un altrove che dà respiro alla mente. È come premere un tasto pausa sul caos quotidiano, con effetti rilassanti tangibili. Oltre ai vantaggi cognitivi, la lettura sviluppa anche le capacità emotive e relazionali. Un buon libro è un simulatore di vite altrui: ci fa indossare i panni di personaggi con esperienze, epoche e caratteri diversi dai nostri. Questo “allenamento” all’empatia avviene in modo naturale senza accorgercene proviamo gioia, paura o tristezza insieme ai protagonisti, e impariamo a comprendere meglio le emozioni e i punti di vista degli altri. Non a caso, chi legge narrativa abitualmente tende ad avere più empatia: entrando nelle storie, espandiamo il nostro universo emotivo. Come disse Umberto Eco, “chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto 5000 anni.” Attraverso i libri viviamo virtualmente mille esperienze, e questa ricchezza interiore ci rende più aperti e capaci di entrare in sintonia con le persone reali. Anche le relazioni ne beneficiano: capire gli altri è la base per comunicare meglio e risolvere conflitti. Inoltre, leggere può migliorare l’equilibrio emotivo personale molti trovano conforto nei libri durante momenti di stress o solitudine. Per i giovani, soprattutto, la lettura può diventare una valvola di sfogo sana e un modo per dare un nome ai propri sentimenti, magari identificandosi con un personaggio che attraversa le stesse difficoltà. In sintesi, leggere non potenzia solo il cervello, ma anche il cuore: ci rende mentalmente più concentrati e al contempo più umani e comprensivi. 

La lettura può davvero contribuire a prevenire o rallentare il declino cognitivo e alcune forme di demenza? Se sì, attraverso quali meccanismi neurobiologici? 

La lettura può davvero essere uno scudo contro il declino cognitivo legato all’età. Immagina il cervello come un muscolo: attività come leggere, studiare, fare cruciverba sono il suo esercizio quotidiano. Numerose ricerche su adulti e anziani indicano che chi mantiene la mente attiva con la lettura ha una probabilità più bassa di sviluppare demenze, come l’Alzheimer. In alcuni studi, le persone abituate a leggere regolarmente hanno mostrato un rischio di demenza inferiore di una percentuale significativa rispetto a chi legge poco o nulla. È come se ogni libro letto fosse un deposito in una “banca cognitiva”: negli anni si accumula una riserva mentale che il cervello può usare per compensare i piccoli cedimenti dovuti all’invecchiamento. In pratica, gli anziani lettori tendono ad avere una memoria migliore e mantengono più a lungo capacità come il linguaggio e il problem-solving, proprio perché le hanno tenute in esercizio. Un romanzo, un saggio o anche il quotidiano del mattino possono diventare, a lungo andare, un fattore protettivo che ritarda la comparsa di deficit cognitivi. Non stiamo parlando di magia, ma di probabilità: la lettura costante non garantisce al 100% di evitare malattie neurodegenerative, però aumenta le chance di invecchiare con la mente lucida. Ma come fa la lettura a proteggere il cervello? Il segreto sta nei meccanismi neurobiologici della plasticità cerebrale. Ogni volta che leggiamo, nel nostro cervello si accende un “orchestra” di aree neuronali: si attivano i centri del linguaggio per decifrare le parole, quelli della memoria per ricordare la trama e i dettagli, e persino zone sensoriali e emotive quando immaginiamo scene o proviamo sentimenti per i personaggi. Questa attivazione simultanea rafforza le connessioni sinaptiche in altre parole, i neuroni comunicano meglio tra loro, creando circuiti più robusti. Col tempo, leggere molto equivale a costruire una rete neurale fitta e resiliente. Così, quando l’età o una patologia iniziano a danneggiare alcune cellule cerebrali, un cervello “allenato” può deviare le informazioni su percorsi alternativi, un po’ come una città con molte strade secondarie riesce a evitare ingorghi anche se una via principale è chiusa. Questo concetto è noto come riserva cognitiva: più ne abbiamo, più il cervello può compensare i danni. Inoltre, l’esercizio mentale della lettura potrebbe stimolare la produzione di nuove cellule nervose (neuroni) in aree chiave per la memoria, aiutando il cervello a ripararsi e riorganizzarsi. Anche il fattore stress gioca un ruolo: leggere abbassa lo stress e il livello di cortisolo, e meno stress significa anche protezione per l’ippocampo (la struttura cerebrale essenziale per la memoria, che lo stress cronico tende a danneggiare). In sintesi, la lettura agisce un po’ come un elisir di lunga vita per la mente: mantiene il cervello attivo e meglio equipaggiato per affrontare le sfide dell’invecchiamento. 

Che tipo di lettura ritiene più efficace per “allenare” il cervello e perché? 

Dal mio punto di vista ed esperienza, la lettura più efficace per “allenare” il cervello è quella capace di coinvolgerti a fondo e di spingerti leggermente oltre la tua comfort zone mentale. In pratica, un testo che ti appassiona ma che al tempo stesso ti sfida: può essere un romanzo dalla trama complessa, con personaggi psicologicamente profondi, oppure un saggio ricco di idee che ti obbliga a riflettere e a imparare qualcosa di nuovo. L’importante è evitare la troppa passività: leggere trenta pagine senza mai fermarsi a pensare non è un gran allenamento, mentre fare caso ai dettagli, immaginare le scene, anticipare cosa potrebbe succedere o collegare ciò che leggiamo alle nostre conoscenze accende davvero i “muscoli” cerebrali. Anche la varietà è un ottimo alleato: così come in palestra alleni muscoli diversi, nella lettura puoi “potenziare” diverse aree cerebrali alternando generi e tipi di testo. Ad esempio, la narrativa (soprattutto quella letteraria o comunque ben scritta) allena l’immaginazione e l’empatia, perché ti costringe a costruire mondi nella tua mente e a comprendere emozioni e motivazioni dei personaggi. La saggistica e gli articoli di divulgazione scientifica, invece, stimolano il pensiero analitico e la curiosità, insegnandoti a strutturare le idee e a collegare cause ed effetti. Perfino la poesia può essere una palestra formidabile: decifrare metafore e simboli affina la sensibilità e l’abilità di vedere significati nascosti. Conta molto anche come si legge, non solo cosa si legge. Una lettura attiva e concentrata magari su carta, lontano dalle tentazioni del telefono è di gran lunga più utile di una lettura distratta. Ad esempio, leggere un capitolo di un romanzo senza interruzioni, immergendoti davvero nella storia, ti allena più di sfogliare distrattamente dieci notizie online. Detto questo, la passione è fondamentale: il cervello si allena meglio quando ti diverti o sei interessato. Se ami i gialli o i fantasy, ben venga quello ti terrà incollato alle pagine, stimolando comunque la tua mente a fare congetture e visualizzare scenari. Col tempo potrai variare e cimentarti con libri più impegnativi per esplorare nuovi orizzonti. In definitiva, il miglior libro per il tuo cervello è quello che ti invoglia a leggere ancora: perché ogni nuova lettura aggiunge un mattone al palazzo della tua mente. Scegli testi che ti ispirano e ti sfidano un po’, e avrai trovato la tua formula ideale per mantenere il cervello in forma.


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