Giancarlo De Cataldo
Scrittore e sceneggiatore
Nato a Taranto, è stato magistrato fino al 2022. È autore di diversi romanzi e libri . Tra questi Romanzo Criminale (2002) che è stato tradotto in diverse lingue e da cui sono stati tratti un film per il cinema e una serie tv in due stagioni.
In un’epoca dominata dalla velocità e dalla frammentazione dell’attenzione, quanto ritiene che la lettura possa ancora rappresentare uno strumento efficace per contrastare l’impoverimento cognitivo e mantenere viva la capacità di pensiero critico?
Credo che la lettura possa svolgere un ruolo essenziale, e lo si vede nell'esperienza dei bambini che, se opportunamente indirizzati, leggono, e con piacere. I problemi cominciano nell'adolescenza, quando ben più forti e diffuse sollecitazioni attraggono le giovani personalità in formazione. È a partire da questa fase che sarebbe dovere degli operatori sociali e culturali quello di intervenire per evitare che la lettura venga abbandonata.
La lettura richiede tempo, concentrazione e disponibilità all’ascolto: dal suo punto di vista, in che modo questo “allenamento mentale” incide sulla capacità di interpretare la complessità del reale, sia a livello individuale che collettivo?
L'ignoranza è, allo stesso tempo, un male diffuso, la precondizione per l'assoggettamento del cittadino al potere di chi dispone della conoscenza e sa come sfruttare l'una e l'altro, il viatico per la creazione di vaste masse di sudditi che rinunciano all'esercizio critico del pensiero in nome dell'ossequio ai modelli - comportamentali, sociali, collettivi- proposti da chi la trasformati in massa ignorante. Suggerire l'idea che la lettura sia una cosa da "sfigati" è il primo passo verso questa rinuncia all'arricchimento individuale (arricchimento, beninteso, spirituale, perché quello materiale è, direi, uno dei pochissimi miti tuttora in gran voga).
Nei suoi romanzi il lettore è spesso chiamato a ricostruire trame, connessioni morali e zone d’ombra: crede che questo tipo di lettura attiva possa contribuire a sviluppare una mente più flessibile e resistente alla semplificazione e agli stereotipi?
Non saprei dirlo, onestamente. Una "lettura attiva" non è patrimonio del romanzo realistico, sia di genere che "mainstream", perché dalla fiaba alla fantascienza passando ai saggi accademici, tutto ciò che ci parla del mondo sensibile e di noi aiuta a stimolare le facoltà mentali, attivare le sinapsi, approfondire la conoscenza. Ogni lettura, dunque, costituisce, a mio avviso, un valore prezioso.
Se dovesse spiegare a un giovane lettore perché leggere non è solo un piacere ma anche una forma di prevenzione culturale e cognitiva, quale argomento riterrebbe oggi più urgente e convincente?
Messo in questi termini, un invito alla lettura non so quante possibilità di successo avrebbe. I bambini vengono "acchiappati" dalle storie, e lo stesso accade a noi adulti quando ci
imbattiamo in una narrazione che ci affascina. Credo che proverei a raccontare una storia, come se l'avessi inventata io, e poi, se la storia funziona, alla fine gli offrirei in lettura il libro da cui quella storia è stata presa. La stessa cosa si potrebbe fare con uno dei tanti film di successo basati su romanzi o racconti: mostrare icasticamente che il linguaggio visuale, che tanto ci affascina, ha in realtà sempre un solido aggancio, se non l'origine, nella parola scritta. Ma è uno dei tanti tentativi possibili, temo che non esistano ricette. Procediamo per tentativi, molto fanno gli insegnanti nelle scuole, e quando si conquista alla lettura una giovane mente, tocca festeggiare.

