Adriana Pannitteri
Giornalista e scrittrice
Leggere è un atto di libertà, cura e rivoluzione.
Viviamo ormai immersi in un flusso continuo di informazioni e distrazioni. In questo scenario, leggere può ancora essere considerato un gesto rivoluzionario?
Assolutamente sì. Leggere oggi significa scegliere di rallentare, di sottrarsi all’infocrazia e al rumore di fondo, dedicare tempo all'approfondimento e al meraviglioso viaggio mentale che è la lettura di un libro. Leggere è un vero e proprio atto di libertà perché ci permette di sviluppare un pensiero autonomo, di andare oltre le semplificazioni e di allenare lo spirito critico. In un'epoca in cui tutto sembra dover essere veloce e immediato, un libro ci invita a fermarci, a riflettere e a dialogare con noi stessi. E questa è davvero una piccola rivoluzione quotidiana.
La lettura è spesso associata alla crescita culturale, ma quanto può incidere anche sul nostro benessere emotivo e mentale?
La lettura è una straordinaria forma di cura. Attraverso le storie riconosciamo le nostre emozioni, troviamo parole per raccontare ciò che proviamo e scopriamo che le nostre fragilità sono profondamente umane e condivise. Un libro può consolare, offrire nuove prospettive e persino alleggerire il peso delle giornate più difficili. Non sostituisce altre forme di sostegno quando sono necessarie, ma rappresenta uno spazio sicuro in cui ritrovare equilibrio, immaginazione e serenità.
Lei, da giornalista e scrittrice, vive ogni giorno il potere delle parole. Cosa può fare un libro che nessun altro mezzo di comunicazione riesce davvero a fare?
Un libro ci chiede partecipazione. Non ci offre immagini già costruite, ma ci rende coautori dell'esperienza attraverso la nostra immaginazione. Inoltre ci accompagna in un tempo più lento, quello necessario per comprendere davvero una storia, un'idea o una persona. La lettura crea empatia, ci mette nei panni degli altri e ci insegna a guardare il mondo con occhi diversi. È un esercizio di umanità di cui oggi abbiamo un enorme bisogno.
Se dovesse convincere una persona che sostiene di non avere tempo per leggere, quale sarebbe il suo invito?
Direi di non pensare alla lettura come a un dovere, ma come a un regalo da fare a sé stessi. Bastano anche solo quindici minuti al giorno, il tempo minimo come ci insegnano le neuroscienze per migliorare anche le prestazioni del nostro cervello, per ritagliarsi uno spazio personale lontano dalle notifiche e dalle preoccupazioni. Leggere non significa evadere dalla realtà per dimenticarla, ma ritornarvi con uno sguardo più consapevole, più ricco e più libero. Ogni libro è una porta che si apre: attraversarla significa concedersi la possibilità di cambiare, anche solo un po', il proprio modo di vedere il mondo allenandosi così a più punti di vista.

