Serena Bortone

Giornalista, conduttrice e scrittrice

Serena Bortone
Serena Bortone

Leggere per vivere più vite, il viaggio di Serena Bortone tra i libri

Serena, lei ha raccontato di essere una grande lettrice e di non ricordare un momento della sua vita che non sia stato accompagnato da un libro. Che cosa le ha dato la lettura, nel tempo, che nessun altro strumento avrebbe potuto darle?

Credo che i libri mi abbiano dato soprattutto la possibilità di vivere più vite. Attraverso la lettura possiamo entrare nella testa, nel cuore, nelle paure e nei desideri di persone lontanissime da noi. È una straordinaria palestra di empatia. Un libro ti costringe a fermarti, ad ascoltare una voce diversa dalla tua, a mettere in discussione le tue certezze. E poi c’è una cosa che per me è fondamentale: i libri non danno necessariamente risposte, ma ci insegnano a farci domande. E continuare a farsi domande, secondo me, è uno dei modi migliori per restare vivi e curiosi.

Il progetto “Fai Sport Leggi un Libro” mette insieme due attività apparentemente diverse: il movimento del corpo e quello della mente. Secondo lei, che cosa hanno in comune leggere e fare sport?

Molto più di quanto immaginiamo. Quando facciamo sport mettiamo il corpo in movimento, quando leggiamo mettiamo in movimento il pensiero, l’immaginazione, la memoria, le emozioni. In entrambi i casi usciamo da una condizione di immobilità. E c’è anche un’altra analogia perché sia nello sport sia nella lettura bisogna esercitarsi. Non si diventa lettori forti leggendo un libro ogni tanto, così come non si costruisce un corpo allenato con un solo allenamento. La continuità fa la differenza e forse entrambe le esperienze ci insegnano una cosa importante: che possiamo superare i nostri limiti un passo, o una pagina, alla volta.

Lei è giornalista, conduttrice e scrittrice. Quanto la lettura ha contribuito a formare il suo modo di fare domande e di ascoltare le persone?

La lettura per me è un fattore identitario, leggere significa imparare ad ascoltare e ascoltare è l’unico vero segreto di conoscenza e profondità. Un buon libro ti abitua a non fermarti alla superficie di una persona o di una storia. Da giornalista questo è fondamentale: dietro una risposta c’è quasi sempre qualcosa che non è stato ancora detto. La letteratura, inoltre, mi ha insegnato a guardare gli esseri umani nelle loro contraddizioni. Nessuno è completamente buono o completamente cattivo, nessuno è riducibile a una definizione, perché come dice Whitman “conteniamo moltitudini”. Anche per questo credo che leggere sia una forma di educazione allo sguardo: ci insegna a vedere l’altro nella sua complessità.

Tra i libri che ha indicato come fondamentali nella sua vita ci sono Guerra e pace di Tolstoj, Il secondo sesso di Simone de Beauvoir e le letture di don Milani. Sono testi molto diversi tra loro. Che cosa cerca oggi in un libro quando lo sceglie?

Cerco innanzitutto qualcosa che mi sposti. Un libro deve lasciarmi diversa da come mi ha trovata. Può emozionarmi, farmi arrabbiare, divertirmi, inquietarmi o costringermi a vedere una questione da un punto di vista che non avevo considerato. Non credo che esistano libri “utili” e libri “inutili”: anche una storia apparentemente lontanissima dalla nostra vita può rivelarci qualcosa di noi. E poi amo quei libri nei quali ritrovo quella capacità meravigliosa della letteratura di raccontare la grande storia attraverso le piccole vite degli individui.

Se dovesse convincere una persona che oggi dice “non ho tempo per leggere”, che cosa le direbbe?

Non sai cosa ti perdi! I rari momenti in cui non ho letto è perché non stavo bene, quando poi ho ripreso il libro in mano la lettura è stata salvifica. E aggiungerei di non pensare mai alla lettura come a un dovere, la lettura è nutrimento esattamente come il cibo. Anche quando pensate che leggere non vi serva arriverà un giorno, un momento in cui quello che avete letto e magari avete dimenticato, riaffiorerà improvvisamente. Non bisogna leggere perché “si deve leggere”, bisogna invece trovare un libro che ci faccia venire voglia di girare la pagina una dopo l’altra. La lettura non è una gara e non bisogna dimostrare niente a nessuno: è uno spazio che ci prendiamo per noi. In un mondo nel quale siamo continuamente bombardati da immagini, notifiche, messaggi e informazioni, aprire un libro significa anche riconquistare il diritto alla lentezza e alla concentrazione. Si può cominciare da una quindicina di minuti al giorno per poi continuare e forse scoprire che quei minuti possono diventare trenta, poi un’ora e che alla fine non ne possiamo più fare a meno.

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